sabato 18 ottobre 2014

Roma assegna a Takashi Miike il Maverick Director Award

Roma premia Takashi Miike, ormai di casa nella Capitale, (nel 2012 era in competizione ufficiale al Festival diretto da Müller con Il canone del male e l’anno successivo con Mogura no uta - The Mole Song: Undercover Agent Reiji e fuori concorso Blue Planet Brothers) con il Maverick Director Award. Il premio è dedicato ai cineasti che hanno sempre operato “fuori dagli schemi” e Miike ci pare meritarlo ampiamente. È un artista poliedrico, adora mischiare i generi, e davvero prolifico: otto film in quattro anni, due in arrivo nei prossimi mesi. Uno dei quali proiettato in anteprima proprio durante la nona edizione del Festival Internazionale del Film di Roma: Kamisama no iutoori (As the Gods Will). La storia è tratta da una serie manga per ragazzi molto nota in Giappone ambientata tra i banchi di scuola. E per Miike non è insolito gettare il suo sguardo dissacrante e talvolta compiaciuto sulla realtà scolastica.
Shun Takahata è un liceale annoiato dalla monotonia della sua vita.
Un giorno, una bambola Daruma (si tratta di figure votive tradizionali giapponesi che rappresentano il monaco indiano Bodhidharma, uno dei patriarchi del buddhismo) appare in classe annunciando l’inizio di un gioco che costringerà gli studenti a superare prove che li terranno in bilico tra la vita e la morte... L’altra nuova pellicola alla quale sta lavorando dallo scorso aprile è Yakuza Apocalypse, un fantasy-horror-yakuza condito da litri di sangue e azione. Miike, adorato da milioni di giovani spettatori in tutto il mondo per lo stile innovativo e provocatorio, estremo e ironico delle sue pellicole, ha toccato nella sua sterminata filmografia tutti i generi ricomponendoli in mix imprevedibili e spiazzanti.
Considerato da Quentin Tarantino “uno dei più grandi cineasti viventi”.
Discepolo di Imamura Shōhei, dall’esordio del 1991 ha riscritto le regole del cinema popolare giapponese, dando vita a un universo ricco di emozioni violente e contraddittorie tutte in grado di cogliere, con occhio critico e preciso, ossessioni e manie del mondo nipponico.
Nella sua carriera, quasi un centinaio di titoli. Audition (1999) capofila dei suoi horror, con l’inconfondibile approccio brutale e privo di censure e moralismi fu definito “estremo” dallo stesso Marilyn Manson.
Segue il filone degli yakuza movie.
Da Fudoh: The New Generation (1996) alla trilogia di Dead or Alive (1999-2002) all’ultraviolento Ichi the Killer (2001) per citarne solo alcuni. Con Sukiyaki Western Django (2007) Miike dà una sua irriverente versione del western all’italiana. In 13 assassini (2010) e Hara-Kiri: Death of a Samurai (2011) Miike compie un salto nella tradizione del jidaigeki, il cappa e spada giapponese: amore che genera vendetta e giustizia che genera violenza. (Cinemonitor)

venerdì 10 ottobre 2014

Capitan Harlock: L'Arcadia della mia giovinezza | Waga seishun no Arcadia

In un lontano futuro, la guerra contro gli Umanoidi è perduta e la sottomissione dei terrestri totale. Harlock è un soldato stanco ma fiero che torna sul suo pianeta occupato. Vede città ormai in rovina e governanti corrotti che si sono venduti agli invasori. C’è ancora qualcuno tuttavia che combatte: Maya, la "voce" della resistenza; Zoll, il mercenario di Tokarga deciso a vendicare il suo popolo; Esmeralda, la misteriosa piratessa spaziale. E infine Tochiro, legato ad Harlock da un’amicizia che si trasmette da generazioni (numerosi i riferimenti alla Seconda Guerra Mondiale) e geniale costruttore di un’imponente astronave che porta il nome utopico di Arcadia. La battaglia per la libertà della Terra sta per iniziare. Il film narra le origini della saga di Capitan Harlock, il romantico pirata dello spazio creato da Leiji Matsumoto. Eroe anarchico, affascinante e solitario, Harlock emerge da una massa informe e omologata, lottando con tenacia coraggio. L’onore e lealtà sono i valori distintivi che lo rendono un cavaliere del futuro. L’universo fantascientifico ideato dalla mente del leggendario Leiji Matsumoto è ricco, il fumettista e animatore giapponese è autore oltre che del celebre Harlock, di Queen Emeraldas, La Regina dei Mille Anni,
di Galaxy Express 999 e della serie legata alla Corazzata Spaziale Yamato. I suoi tratti distintivi sono tragiche figure femminili delicate e slanciate, di rara bellezza (qui Maya ed Esmeralda) alternate a personaggi comici tozzi e grotteschi (Tochiro).
Le sue corazzate ricordano vere e proprie navi da guerra, sottomarini o antichi velieri che solcano gli infiniti spazi interstellari (l’Arcadia di Harlock ne è uno splendido esempio).

Capitan Harlock: L'Arcadia della mia giovinezza esce nelle sale solo il 15 ottobre in versione restaurata e con un nuovo doppiaggio. Perfetto dal punto di vista tecnico, molti sono i rimandi all’immaginario della coeva prima trilogia di Guerre Stellari, inclusa l’epica colonna sonora che dà forte impatto alle scene di battaglia. Un’animazione classica e senza tempo che riporterà agli anni dell’infanzia i quarantenni nostalgici ma capace di parlare anche alle nuove generazioni. (Central do Cinema)

sabato 4 ottobre 2014

Land di Masanobu Hiraoka

Minuti di puro colore, forme psichedeliche e delicate che si disfano l’una nell’altra. Tinte che fioriscono cullate da una musica lieve. Un mondo, quello di Masanobu Hiraoka, giovane e talentuoso animatore, che affascina lo spettatore e lo immerge in un’atmosfera di sogno. Land è un corto nato nel 2013 già premiato e presentato all’ultimo Milano Film Festival.
Masanobu Hiraoka si è diplomato alla scuola superiore Momoyama nel 2006, ha iniziato subito a lavorare senza però rinunciare alla sua ambizione: diventare un animatore.
Ha studiato da autodidatta e vive a Tokyo, dove lavora come freelance, producendo video musicali e pubblicità per clienti come Uniqlo, la nota azienda giapponese, tra le leader del mercato, che disegna, realizza e vende abbigliamento casual per uomo, donna e bambino. Le sue animazioni acquatiche, boschive, aeree, sportive... dipingono una realtà alternativa e incantevole e colpiscono per la fantasia sbrigliata.
Potete divertirvi a guardare i suoi lavori su vimeo,
qui il link di Land.

sabato 27 settembre 2014

Funeral Parade of Roses | Bara no Sōretsu

Funeral Parade of Roses (corteo funebre delle rose) Bara no Sōretsu, in lingua originale - dove rosa/bara in giapponese, è un gioco di parole per indicare l’omosessualità - è un dramma del 1969 diretto da Toshio Matsumoto. Il film è un libero adattamento dell’Edipo re di Sofocle, ambientato nella cultura gay underground della Tōkyō anni ’60. La pellicola ebbe una profonda influenza su Arancia Meccanica di Stanley Kubrick uscito dopo appena due anni. La storia segue le vicende di Eddie (incarnato da Peter, cantante, attore e danzatore, uno dei più celebri personaggi dello spettacolo gay nipponico. Le sue sembianze androgine gli hanno permesso di interpretare spesso ruoli di trans o di apparire sul palcoscenico in abiti femminili). Eddie è un transessuale e lavora come entertainer nel locale gay diretto da madame Leda (Osamu Ogasawara). Eddie ruberà a madame il lavoro e l’amante vivendo la sua sessualità in modo allegro e spregiudicato, finché il compagno, più anziano di lui, non scoprirà di essere suo padre...
Controverso debutto di Matsumoto, membro della Nouvelle Vague giapponese, il film è una collisione febbrile di estetica avant-garde e grind-house, sesso e violenza allo stato puro. “Sono una ferita e una spada, una vittima e un boia” recita l’apertura della pellicola. Un viaggio elettrizzante negli inferi della malavita, dove niente è tabù. Dove si pesca a piene mani dal mondo della grafica e del design, della pittura, dei fumetti e dell’animazione; dove il sangue scorre e si mostrano scene esplicite di nudo, sesso, uso di droga e cessi pubblici. E, massima trasgressione per l’epoca, si dà una rappresentazione apologetica della sottocultura gay giapponese.

domenica 21 settembre 2014

Pink Subaru | Giappone arabo-israeliano, con un pizzico d’Italia

Pink Subaru (2009) è l’opera prima del regista giapponese Ogawa Kazuya, che vede protagonista l’attore di teatro e sceneggiatore arabo-israeliano Akram Telawe. Avere un’auto, nelle piccole città palestinesi come Tulkarem o arabo-israeliane come Tayibe è fondamentale, per raggiungere i grandi centri di Gerusalemme o Tel Aviv, e potersene permettere una può diventare lo scopo di una vita.
L’auto è considerata come un essere umano, una compagna e una moglie. In Palestina molti acquistano auto giapponesi, robuste e spesso economiche, e la Subaru è una delle più diffuse. Da questa idea di fondo nasce una pellicola che trascina lo spettatore in uno scorcio della vita del protagonista.
Elzober, uomo semplice, vedovo quarantacinquenne e padre di due bambini, cuoco in un sushi bar di Tel Aviv, realizza il suo sogno con l’acquisto di una Subaru Legacy, grazie al denaro risparmiato in vent’anni di sacrifici.
Ma la notte stessa la Subaru, nera metallizzata, gli viene rubata ed Elzober, aiutato da tutti gli abitanti del villaggio, si mette alla sua ricerca. Tra sfasciacarrozze, matrimoni in bilico, maghe che leggono i fondi di caffè, banchetti sontuosi e agnelli poco collaborativi, si sviluppa questa “commedia etnica” divertente e insolita, che mostra la realtà quotidiana degli arabi-israeliani che vivono al confine con la West Bank.
Una commedia in cui si ride, si piange, si scherza, e dove, per una volta, la guerra non è l’argomento principale.
L’attenzione è invece spostata sul lato comune del vivere, quello dei problemi di tutti i giorni, come accompagnare i bambini a scuola o sposarsi. Una commedia che svela il comico celato negli aspetti più universalmente banali e lascia aperta la porta dei sogni. Co-produzione italo-giapponese girata tra Israele e Palestina (il regista è un videomaker legato all’Italia, dove ha vissuto e lavorato a lungo - proprio in Toscana ha conosciuto Akram Telawe). Il girato originale mischia arabo, ebraico e giapponese a sottolineare la multiculturalità.

domenica 14 settembre 2014

Conan il ragazzo del futuro - Mirai shōnen Konan

Conan il ragazzo del futuro (Mirai shōnen Konan) è uno dei primissimi lavori del maestro Hayao Miyazaki. Anime televisivo in 26 episodi, trasmesso per la prima volta in Giappone nel 1978, diretto con la collaborazione di Keiji Hayakawa e Isao Takahata, trae ispirazione dal romanzo di fantascienza per ragazzi The Incredible Tide di Alexander Key. Siamo nel 2028 all'indomani di una tragica guerra globale. Oltre la metà della superficie terrestre è stata distrutta, i continenti sgretolati si sono inabissati sotto le acque degli oceani. Solo pochissimi sono riusciti a salvarsi e vivono isolati in piccoli villaggi agricoli. Gli umani non organizzati vivono in miseria. L'unica città-stato tecnologica è Indastria, qui le persone sono divise in caste e i pochi potenti sfruttano gran parte della popolazione. Conan è un ragazzino nato dopo la catastrofe da due componenti del gruppo di astronauti che cercarono scampo tentando di lasciare la terra. Precipitarono su una minuscola superficie affiorata che ribattezzarono l’"Isola Perduta". Conan vive sull'isola con il nonno, ultimo degli astronauti ancora in vita, e i due pensano di essere gli unici sopravvissuti sul pianeta.
Conan trascorre un’esistenza semplice fatta della pesca e di un profondo contatto con la natura. Un giorno il ragazzo trova sulla spiaggia Lana, una ragazzina della sua età che inseguita è naufragata sull'isola ed ha perso i sensi. Lana soccorsa racconta a Conan e al nonno di un mondo di uomini che vivono in pace ma sono minacciati dai malvagi abitanti di Indastria...
In Conan il ragazzo del futuro si colgono in embrione i temi che diverranno dominanti nella filmografia di Miyazaki: l’amore e il rispetto per l’ambiente e la continua ricerca di un’armonia tra uomo e natura. Il pacifismo portato alle estreme conseguenze: la consapevolezza che aggressioni e soprusi possono solo generare altra inutile violenza. Un piccolo grande capolavoro.

domenica 7 settembre 2014

The Railway Man

Nelle sale italiane dall’11 settembre 2014 The Railway Man – Le due vie del destino è una pellicola anglo-australiana sul tema della guerra, diretta da Jonathan Teplitzky.
La trama è un adattamento del bestseller autobiografico di Eric Lomax e vede protagonisti Colin Firth, Nicole Kidman, Jeremy Irvine, Stellan Skarsgård, Tanroh Ishida e Hiroyuki Sanada.
Durante la Seconda Guerra Mondiale Eric Lomax è un ufficiale britannico catturato dai giapponesi a Singapore e mandato in un campo di prigionia dove dovrà costruire la strada ferrata che collega la Thailandia alla Birmania, la “Ferrovia della morte” - così detta per le migliaia di persone perite durante i lavori, tormentate da maltrattamenti, fame e malattie tropicali. Torturato e sopravvissuto per miracolo Eric torna a casa e tenta di dimenticare.
Un giorno, molti anni dopo, incontra in treno una donna affascinante. Lei riesce per la prima volta a farlo ridere.
Si corteggiano come ragazzini e presto si sposano, ma la prima notte di nozze gli incubi di Eric ritornano e l’ufficiale giapponese responsabile delle torture riemerge dalla sua mente per trascinarlo indietro agli orrori del passato... Dopo decenni Eric rompe il silenzio. Da soldato quale è affronta i suoi demoni, sia psicologici che reali. Con l’aiuto della moglie scova e affronta Takashi Nagase, l’ufficiale giapponese. Il film, dallo stile classico del genere di guerra, ha come riferimenti Il ponte sul fiume Kwai e Furyo ma coinvolge lo spettatore in una spirale di crudeltà e violenza.
Un inno alla pace.